di Sergio Fenizia
Si riproduce, con lievi differenze, l’articolo pubblicato sul mensile Fogli, n. 382, giugno 2012, pp. 12-13
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Giovanni Falcone e Paolo Borsellino |
Il maturo uomo di legge, protagonista del più recente romanzo
di Giorgio Fontana, Per legge superiore, è combattuto tra l’adeguamento a una prassi
comoda, che si accontenta di una verità (solo) processuale, e il rischio
(politicamente scorretto) di avventurarsi nella ricerca di una verità «sostanziale»,
pur senza violare le norme processuali.
Questo agile volume (edizioni Sellerio) può essere consigliato
da insegnanti di liceo ai propri alunni, in previsione del prossimo 19 luglio, offrendo
un ulteriore spunto per guardare Falcone e Borsellino come interpreti di uno
spartito suonato in modo unico. Infatti, molti hanno avuto tra le mani
strumenti analoghi, ma solo loro hanno ottenuto certi risultati. Forse perché si
sono lasciati coinvolgere non solo come tecnici, ma come persone con tutto il
bagaglio di valori che portavano con sé.
Ma i nostri studenti hanno anche bisogno di nutrimento per
la loro intelligenza, di ragioni profonde per scegliere comportamenti giusti,
anche quando non sono conformi alla moda del momento.
Il romanzo di Fontana, stimolando una riflessione che include
il senso della legge e della coscienza, per altri versi, può interessare anche a
chi segue il dibattito sul «Liceo economico-sociale» e sul ruolo di una
formazione giuridica ed economica nella scuola di oggi.
L’attuale contesto socio-economico, infatti, non evidenzia
la necessità di una maggiore formazione economica, giuridica e finanziaria sotto
il profilo tecnico, bensì sotto il profilo filosofico, etico, morale. Dunque, è
alla luce di questi che occorre formare i giovani.
Forse che i responsabili delle note catastrofi economiche e
finanziare non erano considerati degli esperti nel loro settore? Certamente sì,
ma erano privi di ciò che non possiamo permettici di fare mancare ai nostri
studenti: una dimensione umana e valoriale in cui inquadrare le proprie
conoscenze. Dimensione che non esclude ma almeno riduce il rischio di un impiego
malvagio di alte competenze tecniche.
Occorre quindi evitare di ridurre l’educazione scolastica a
un’istruzione scolastica. Infatti, quest’ultima può essere trasmessa senza un
coinvolgimento della persona del docente, senza una sua presa di posizione sia
pure implicita su questioni di valore (ammesso che ciò sia possibile), su ciò che
è bene e su ciò che è male. L’educazione, invece, è un’attività più
propriamente umana, i cui frutti apprezziamo nella vita ammirevole di tante
persone più o meno note.
È per questo che a scuola non ci si può limitare a portare
il quotidiano in classe. In aula non si può parlare della bomba alla scuola di
Brindisi o di Falcone e Borsellino come se ne parla in tv, in Internet o sulla
stampa. Nella calma e nella serenità che le mura scolastiche consentono,
si può fare di più. Si potrà riflettere sulla gerarchia dei valori, si potrà
trasmettere per osmosi l’amore per il bene, per il vero, per il bello,
mostrando come questi valori sono incarnati, anche oggi, da persone ben
concrete.
Si può riflettere sul fatto che l’ammirazione per Falcone e
Borsellino non deriva dal fatto che hanno combattuto la mafia. Combattere una forma
di criminalità organizzata, in astratto, potrebbe farlo anche chi aspira a
soppiantare una forma di potere con un altra. Invece, Giovanni Falcone e Paolo
Borsellino, li ammiriamo (anche) perché è verosimile che abbiano combattuto la
criminalità mafiosa nell’àmbito di un loro impegno ben più ampio per la
giustizia.
Un impegno vissuto nella consapevolezza che, se la strada
privilegiata attraverso la quale passa la realizzazione del «dare a ciascuno il
suo» (in cui consiste la giustizia) è il rispetto delle norme stabilite dalle
legittime autorità, non si può negare che in certe situazioni (non solo) un
giurista deve saper sacrificare la propria carriera o il proprio prestigio sociale
per non vedere compromesso il proprio onore e la propria coscienza, quando a
questa risulti evidente un contrasto tra la legge naturale e quella vigente in
un dato luogo.
A Brindisi, come a Capaci o in via D’Amelio, ciò che
maggiormente turba l’opinione pubblica non sono i crimini in sé, quanto
piuttosto che qualcuno arrivi a un tale oscuramento della propria coscienza, da
ritenere che esista qualche valore che giustifichi l’uccisione di un innocente.
Per questo molti ritengono che contribuire alla formazione
di una retta coscienza nei propri alunni non può esulare dall’orizzonte
professionale degli insegnanti.
In questa prospettiva, la valorizzazione del merito non può
cedere all’illusione che la competenza disciplinare sia sufficiente a fare un
buon maestro. Anche in presenza di una certa competenza pedagogica, non è
automatico che un grande esperto sia anche un efficace educatore, valido punto
di riferimento per gli alunni nella loro apertura verso il proprio futuro.
Credo sia davvero urgente restituire la dimensione dei valori ai nostri giovani e questa è una delle responsabilità di cui la scuola deve riappropriarsi, potendo accompagnare il gusto della virtù a informazioni documentate sulla storia. E' inammissibile, ad esempio, l'ignoranza sulla Costituzione o sui fatti della storia contemporanea e tutto questo contribuisce alla perdita del senso della legalità...con tutto quello che ne consegue.
RispondiEliminaGrazie del commento, Monica. Ti chiedo scusa se rispondo solo adesso.
RispondiEliminaMi piace la tua espressione, "il gusto della virtù". Effettivamente la scuola è anche questo, il luogo in cui educare e/o sviluppare il gusto per una vita ben vissuta.
Mi fai venire in mente che i docenti delle scuole Faes si impegnano esplicitamente in questa direzione.
Nel sito di una di queste scuole si legge: "I docenti, per la loro peculiare funzione e per la specifica responsabilità di cui sono investiti, si distingueranno per competenza scientifica e per rettitudine nel compimento dei propri doveri, curando di essere con il loro esempio e con il loro contegno maestri di vita oltre che di sapere."
Il link corretto è questo: Faes
EliminaOltre che far 'conoscere' questi grandi (ti assicuro che ho incontrato maestre che nemmeno li ricordano con i bambini... e già questo è grave!!!) ed educare i ragazzi attraverso i nostri mezzi che passano per l'Amore per la Bellezza, per il Bene, per la Cultura, per il Rispetto, concordo sul fatto che 'educare sia andare oltre', pure oltre i programmi, oltre i testi adottati, oltre le parole... ci sono i nostri gesti, i nostri sguardi, i nostri comportamenti. A volte anche il comportamento di un docente, di un genitore può risultare 'mafioso': in una sfumatura, in un 'non detto', in una mancata presa di coscienza. Ricordo uno striscione al funerale di Borsellino: ... 'le loro idee camminano sulle nostre gambe!' Ecco: i ragazzi si formano sui passi di chi li precede, anche sui nostri passi, e andare contro corrente, contro la moda del momento come dicevi, risultare strani per un comportamento che invece dovrebbe essere normale (è la norma che di gran lunga ora è segnalata come strana!)... ecco questo potrebbe essere un modo per 'parlare anche senza parole', dove le parole invece si fanno Vita. Grazie per la segnalazione.
RispondiEliminaBuona continuazione d'estate: Maria Rita
Grazie Maria Rita.
RispondiEliminaSottolinei che “oltre i programmi, oltre i testi adottati, oltre le parole... ci sono i nostri gesti, i nostri sguardi, i nostri comportamenti.” E’ proprio così. E l’incidenza educativa di tutto ciò è enorme. Alcuni genitori lo sanno bene, e lo tengono presente al momento della scelta della scuola per i propri figli. Altri, invece, per superficialità o per fretta, si limitano ad un successivo, tardivo, sterile lamentarsi.
E’ vero poi che “i ragazzi si formano sui passi di chi li precede, anche sui nostri passi”, e che a volte bisogna reggere il peso di “andare contro corrente”, di “risultare strani per un comportamento che invece dovrebbe essere normale”. E questo “'parlare anche senza parole', dove le parole invece si fanno Vita” alla lunga è certamente vincente.
A proposito dei “grandi” da additare come modelli, grazie a Dio, continuano a venirne al mondo parecchi. La difficoltà è quella di farne una selezione da offrire agli alunni.
Ogni tanto mi domando se sia utile provare ad abbozzarne un'ennesima, con i “grandi” che “oggi” converrebbe non ignorare. Certo, a seconda dei destinatari bisognerebbe diversificarlo per livelli scolastici o per età, per sesso, ecc. Si accettano proposte.
Buona estate anche a te.