di Sergio Fenizia
Pubblicato sul mensile Fogli, n. 361, settembre2010, pp. 12-13
Come ogni anno, a settembre, la scuola italiana riaprirà i battenti. Assisteremo a frotte di visi allegri che invaderanno nuovamente corridoi e aule, tornando a riempire il cuore dei fortunati che lavorano per loro e tra loro: docenti e non docenti, accomunati dalla consapevolezza di lasciare sempre una traccia.
I docenti ne sentono la responsabilità con un’intensità maggiore e specifica, perché sanno bene che attraverso quelle ore trascorse con le varie classi a loro affidate contribuiranno a imprimere una forma quasi indelebile in questa generazione di allievi, com’è avvenuto per quelle precedenti. Un’impronta il cui valore dipenderà dal valore di chi l’avrà lasciata. Ed è per questo che la maggior parte degli insegnanti cerca di coltivarsi, non solo intellettualmente, ma in tutti gli aspetti della propria persona. Chi non lo fa, scivola inesorabilmente in un’apatia e in una noia che spesso si intravedono, per esempio, in certi compiti assegnati per le vacanze in quantità esagerate e scelti a volte con criteri che risultano poco chiari agli stessi destinatari.
